L’involuzione economica del Mondo.

Traggo ispirazione da un eccellente articolo di Curzio Maltese che ho letto sul Venerdi di Repubblica questa settimana, 8 maggio 2015.

Esordisce, nel suo articolo, con questa affermazione: “A Wall Street il denaro non dorme mai”.

La citazione è tratta dal film di Oliver Stone “Wall Street”, del 1987. Nel film, come nella realtà, l’unica cosa che conta alla Borsa… “il potere è il denaro!”.

Senza facili moralismi, il punto cruciale della mia breve riflessione è questo:

Il debito pubblico del Pianeta ha superato, come scrive Cursio Maltese nel suo articolo, i 100 mila miliardi di dollari a fronte di una capacità di produrre ricchezza e plusvalore (P.I.L.) di 70 mila miliardi di dollari. Il ragionamento che ne scaturisce è che ad essere indebitata non è solo la Grecia, ma l’economia su scala mondiale.  Le nostre economie sviluppate sono in un punto di non ritorno? Le liquidità dei nostri Stati sono “drogate” da esposizioni finanziarie che non si riescono a coprire?

Ritorno al riferimento che ho fatto ieri sul fatto che le ricchezze private stiano crescendo esponenzialmente rispetto a quelle degli Stati. Il Global wealth repor 2014 (https://www.worldwealthreport.com/) dimostra che la ricchezza privata è cresciuta più del doppio dal 2000 ad oggi. Un dato incredibile se pensiamo che, a livello globale, sono intervenute almeno due crisi finanziarie importanti.

Tralascio ogni riflessione, ampiamente contenuta nell’articolo di Curzio Maltese, ma la domanda che ci si può porre è sul senso di questa economia a due velocità: una crisi profonda e una ricchezza privata che cresce a livelli mai raggiunti nella storia umana. Traducendo in parole povere: i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma se prima degli anni ’80-’90 si parlava di Paesi ricchi e Paesi poveri oggi parliamo di Persone ricche e persone e Paesi poveri.

Tutto questo assomiglia, negli scenari più cupi, al crack della Lehman Brothers del 2008: in pochi secondi, il debito non restituito dai creditori della banca d’affari si è tramutato in un collasso finanziario senza precedenti. Le Banche, nel loro mestiere di prestare soldi, hanno drogato un mercato di debito che non ha saputo reggere il passo della economia reale. Siamo in una situazione analoga, ma con un teatro di “guerra” più ampio?

Nello scenario meno disfattista le domande sono:  quale economia nazionale riuscirà ad uscire dal proprio debito? Ovvero chi di noi si salverà?

Chi fa le spese di tutto questo è facilmente intuibile.

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