Scelte.

vignetta - indifferenza Spesso emerge, nei miei dialoghi con le persone, una domanda insistente: noi umani, siamo in grado di scegliere? La risposta può risentire delle nostre personali convinzioni sulla vita e sull’esistenza. Ci sono persone che affermano che siamo fortemente condizionati, fin dalla nascita da mille fattori che ci spingono a prendere o meno determinate scelte di vita: se nasciamo in una famiglia agiata o povera, in un paese al nord o al sud del mondo…questi, indubbiamente, sono fattori che incidono sulle nostre possibilità di scelta. Fermo restando che scegliere, nella vita, non è mai stato semplice, soprattutto per le questioni più critiche e cruciali, ci sono delle scelte alle quali ognuno di noi è chiamato a dare risposte. Scegliere da che parte stare..è sempre una scelta importante e che determina, se siamo coerenti, le nostre azioni. Scegliere significa anche comprendere le situazioni con cui mi devo confrontare. A tutti i livelli!!. Non guardare il nostro mondo, con le sue contraddizioni è anch’essa una scelta. Pensare che “tanto non ci si può fare niente” è anch’essa una scelta. Durante il periodo del nazionalsocialismo in Germania, molti uomini scelsero di rimanere vicini a questo regime che prometteva loro riscatto sociale dopo la Prima Grande Guerra. Rimane emblematico il caso della Chiesa Evangelica di Germania, quando negli anni ’30 si lasciò sedurre dal movimento nazista. Oggi, a posteriori, riconosciamo questo grave errore commesso, però in pochi, allora compresero il pericolo. Karl Barth, teologo tedesco, nonostante la maggioranza avesse operato una scelta contraria, si oppose al regime e organizzò una conferenza dal titolo: La Riforma è una decisione! (1933). Scegliere significa anche distinguere e opporsi a “trend di maggioranza”. Scegliere è sempre un dovere morale. Insieme alla libertà noi uomini abbiamo il diritto di scegliere e di operare distinzioni, tra l’apatia e l’impegno, tra ciò che è scuote le nostre coscienze o le anestetizza. L’illustrazione riportata è anch’essa emblematica: rispecchia la mentalità di “massa” che sceglie di non guardare i drammi intorno a noi e preferisce una coscienza anestetizzata, frutto di una scelta: quella di non guardare e non cercare di comprendere.

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