La preghiera cambia le persone, le persone cambiano le cose

 im-possible

Una delle storie più avvincenti sulla fede contenuta nella Bibbia è la parabola della vedova e del giudice iniquo contenuta in Luca 1: 1-8. E’ un esempio straordinario di come non bisogna mai arrendersi davanti agli ostacoli. Il tema è abbastanza complesso. In prima battuta noi vediamo solo la persistenza e l’ostinatezza della vedova nel chiedere giustizia. L’altro risvolto della medaglia è un potere disumano, corrotto, ingiusto. Questo tipo di situazioni sono sempre esistite nella storia umana e presumibilmente sempre esisteranno.

Il giudice iniquo fa del suo potere la sua ragione d’essere. Vorrei parafrasare una celebre frase di Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Questa affermazione ironica nasconde il substrato malevolo della gestione del potere: personalismo, arrivismo, egoismo…e tutti quegli “ismi” che fanno del potere una questione personale. Il Possiamo affermare, senza retorica, che il “potere logora chi lo subisce”. Lo scenario più comune è il debole che soccombe davanti l’arroganza del potere e del potente/boiardo di turno. La storia umana ne è pervasa.

Non è un caso che questa parabola rappresenta la forza della fede, una fede che sa vedere le trasformazioni della nostra società. La vedova del racconto lucano chiedeva giustizia per se stessa, facile identificare la storia con le innumerevoli ingiustizie nel mondo.

Se possiamo essere assaliti da un senso di impotenza, di fragilità davanti all’arroganza, l’altro versante ci mostra come davanti al potere vince l’ostinatezza. Davanti l’arroganza vince la debolezza di un atto semplice come la preghiera. La preghiera e l’azione di molte persone che si dedicano agli altri (impegno sociale, advocacy, volontariato…) è la preghiera debole e silenziosa che cambia le circostanze.

La nostra vita può essere una preghiera, la nostra preghiera è la nostra vita. Credo che la storia evangelica ci racconti un ulteriore risvolto: L’indifferenza uccide, come la violenza. L’egoismo è lo strumento che muove l’indifferenza e la violenza (fisica o verbale).  Il non volere essere agente di cambiamento è una scelta. Concludo con una frase di Dietrich Bonhoeffer, tratta dal libro “La fragilità del male” :  «Non si può restare indifferenti davanti all’assassinio di milioni di esseri umani. Come il male che compie Hitler è frutto di scelte e azioni umane, anche l’agire per il bene è frutto di scelte e azioni umane».

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