Sviluppo.

sostiene

Un nome, nelle più antiche culture, rappresentava il senso che essi attribuivano alle “cose”.  Quindi un nome non era solo una “codifica” verbale, un’ attribuzione linguistica verso oggetti o concetti. Si riteneva che un nome,  che il nome che le cose avevano ricevuto fosse conforme alla loro natura (gr. phýsei, lat. secŭndum natūram) e non fosse stato attribuito solo per  convenzione (gr. nómōi, lat. se-cŭndum plăcĭtum).  Si partiva dal presupposto che tra forma e significato esistesse un legame naturale. Il nome rappresentava quindi la ricerca del senso primitivo delle parole e della scoperta della vera natura delle cose (il gr. étymos significa «vero»). Tale concezione etimologica raggiunse il suo culmine con la linguistica ‘speculativa’ del medioevo cristiano. Dato che, secondo la tradizione cristiana, il mondo intero risentiva dell’ispirazione divina (harmonĭa mundi), lo studio etimologico delle denominazioni delle cose doveva contribuire a ‘decifrare’ la volontà di Dio.

La parola sviluppo ha come significato: crescita in estensione, quantità, produttività, efficienza ecc..

Queste parole accompagnano lo sviluppo umano dai suoi albori e ricordano vagamente il biblico “crescete e moltiplicatevi”. In questo concetto che immaginiamo solo demografico, nel senso biblico c’era tutto quel processo di cambiamento e di coinvolgimento della natura. Il tema biblico, depositato in Genesi, era condensato in un uomo che avrebbe dovuto essere amministratore del Creato, creatore anch’esso di sviluppo in armonia con quello che gli stava intorno. La terra avrebbe prodotto da se i frutti, in un ordine precostituito e donato all’uomo.

I significati della parola sviluppo sono da oltre un secolo, i paradigmi della moderna concezione di economia: Uno sviluppo economico che, portando con sé crescita economica, porti sviluppo all’uomo. Quello a cui assistiamo, dal periodo post bellico ad oggi, è uno sviluppo che ha creato cambiamenti senza precedenti. Il prodotto di questo sviluppo, successivamente agli anni ’80 dello scorso secolo, ha lasciato miliardi di uomini al margine della storia e di questo processo di cambiamento.  Lo sviluppo della tecnologia, dei mercati, delle infrastrutture di comunicazione, ha costruito una barriera tra chi ha accesso a questi strumenti e chi ne è fuori. Non è retorica ma sembra che questo sistema abbia generato una necessità: ci vogliono i poveri in alcune parti del mondo e bisogna impedire loro di muoversi in modo che possano continuare a produrre e non consumare, ad impoverire il proprio suolo e le proprie risorse per far si che, ad un prezzo economicamente vantaggioso, si possano avere, in altre parti del globo cibo, risorse, materie prime ed energia ad un buon mercato. Unico concetto fin ora chiaro che nella misura in cui si sviluppa, l’economia disumanizza, parallelamente alla mercantilizzazione delle economie esse diventano sempre meno legate all’uomo e allo sviluppo umano, come era ab imis fundamentis.

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