Documento di Accra (Alleanza Riformata Mondiale, 2004)

Introduzione
C’è un crescente consenso sul fatto che i principati e le potenze del sistema di mercato capitalistico causino la sofferenza e la morte delle persone e del creato su grande scala. La vita è in pericolo, la sofferenza e la distruzione abbondano. La sofferenza delle persone, la fame e l’inedia, malattie come l’Hiv/Aids, l’insicurezza sociale e la distruzione ecologica spesso diventano opportunità per ulteriori profitti. Le stesse forze che flagellano il Sud sono all’opera anche al Nord, i problemi sono interconnessi e si aggravano in modo disastroso, spingendoci lontano dalla vita di Dio e dalla pienezza di vita per tutto il creato.
Economicamente il capitalismo di mercato non è più al servizio dello scambio di beni e servizi utili per tutti, non è più sotto controllo e quindi non è più affidabile, politicamente ed economicamente, quale mezzo al servizio del bene comune. Basato sull’esclusiva proprietà di una minoranza e regolato in modo da garantire i profitti delle corporazioni, esso persegue l’unico obiettivo di massimizzare l’accumulo di ricchezza da parte di pochi.
Il potere del capitale finanziario domina l’economia, esclude i poveri, incoraggia la speculazione dei mercati e crea trappole che rendono le persone e le nazioni indebitate in modo permanente. Il capitale viene sempre meno investito per la produzione sostenibile di beni e servizi durevoli, invece il mercato e le imprese causano spesso disoccupazione, degrado delle condizioni lavorative, emigrazioni forzate e indebitamenti strutturali.
Le politiche macroeconomiche imposte a comunità e nazioni dalle istituzioni economiche globali – quali aggiustamenti strutturali, privatizzazioni, svalutazione delle monete nazionali, tagli dei servizi sociali – creano un crescente divario fra ricchi e poveri.
Ecologicamente la creazione è in crisi. La natura è vista come materia prima di consumo e opportunità di arricchimento. Non c’è alcun riconoscimento del valore intrinseco della natura, o del fatto che una giusta comunione con essa sia importante in se stessa, per il nostro benessere spirituale, fisico ed emotivo. La politica della crescita illimitata delle economie industriali accelera, sulla Terra, il processo di distruzione irreversibile dell’ambiente. L’agricoltura industriale espelle dal mercato, in ogni parte del mondo, i piccoli produttori. Molte specie e molti habitats vengono distrutti e l’intera creazione è in pericolo.
Viviamo in un tempo di impero. Ciò rafforza la tendenza al militarismo come strategia globale di guerra per la sicurezza del mercato. C’è infatti un divario di integrazione fra la globalizzazione economica e la geopolitica globale. Le politiche macroeconomiche sono imposte alle comunità e persino a intere nazioni perché servano gli scopi del mercato.
La povertà deruba le donne della pienezza della loro umanità. Il circolo vizioso della violenza strutturale prodotto dal sistema economico è intensificato dal razzismo, dal sistema delle caste, dalla disuguaglianza di genere. La tratta delle donne e dei bambini/e sfrutta, sottomette e arriva fino a rendere schiavi.
La scienza e la tecnologia moderne sono usate per servire il potere militare globale e il mercato invece che la vita.
Nel pieno del deterioramento sociale, economico ed ecologico, vediamo malattie e infezioni estendersi in tutto il mondo e colpire i paesi più poveri in modo allarmante, e ciò tocca sia gli esseri umani che gli animali. Muoiono milioni di persone a causa dell’Aids e sono spesso private di ogni efficace trattamento medico perché troppo caro per le compagnie farmaceutiche orientate al profitto. I media, sempre più controllati dal ceto politico ed economico e dalle compagnie multinazionali, colonizzano le coscienze instillando i valori consumistici del mercato.

È giunto il tempo
Tutti insieme, questi fattori fanno riferimento alla scuola economica neoliberista o neoliberale, nota anche come Washington Consensus i cui presupposti sono:

1. la competizione, il consumismo e l’accumulazione senza limiti della ricchezza sono processi auspicabili e utili all’intero pianeta;
2. il mercato capitalistico è basato sul principio della proprietà privata senza alcun obbligo sociale: esso riconosce il contratto quale unico vincolo legale;
3. la pratica della liberalizzazione, della deregulation, della privatizzazione, dell’apertura agli investimenti esteri e alle importazioni, dello svincolo dei movimenti di capitale e della riduzione delle tasse, porteranno la ricchezza generale.

In realtà i ricchi e le nazioni ricche usano le istituzioni politiche e le forze militari per assicurare i loro propri interessi e non seguono le pratiche che richiedono agli altri. Questa ideologia si considera senza alternative e perciò sfida la sovranità di Dio, mentre domanda sacrifici senza fine ai poveri e alla creazione.

L’integrità della nostra fede è in pericolo, in quanto la sofferenza e la distruzione sono contrarie alla volontà di Dio che ha creato la vita e ha sconfitto la morte attraverso Gesù. La nostra fede e in pericolo perché il capitalismo neoliberista promette falsamente di “salvare” il mondo. La nostra fede è in pericolo perché il capitalismo neoliberista pretende sovranità sulla vita e una devozione che porta all’idolatria.
L’integrità della nostra fede è in pericolo. Come persone che appartengono al Dio della vita abbiamo ricevuto una nuova visione, la visione biblica della pienezza di vita per le persone e per la terra. Ad essa siamo votati in quanto:

a) è orientata alla soddisfazione dei bisogni e delle aspirazioni basilari, non alla massimizzazione della produttività e dei consumi (Isaia 65; 1 Timoteo 6);
b) è basata in primo luogo sulla cura e la distribuzione e non sull’accumulo (Luca 12, 16-21);
c) è promotrice di solidarietà, al servizio delle comunità viventi, non è individualistica (Atti 4-5);
d) mette la finanza al servizio dell’economia reale e non permette che l’economia reale sottostia alle regole dei mercati finanziari (Luca 19);
e) corregge l’indebitamento sistemico e la perdita della terra attraverso le misure previste dal Giubileo (Levitico 25);
f) costringe l’economia a rispettare l’ambiente e non consente l’accumulo di profitti realizzati a scapito dell’ambiente (Levitico 25);
g) crea uno spazio in cui la giustizia e la pace si baceranno, invece di sottomettere ogni ambito vitale (fisico, mentale e spirituale) ai fini del mercato (Salmo 85).

Noi, come chiese, siamo sfidati a formulare una confessione di fede perché abbiamo udito il pianto delle persone che soffrono e il lamento del creato. Essa rigetterà l’ingiustizia della realtà economica globale di oggi, riaffermando la nostra fede nel Dio trinitario che inaugura una nuova creazione in Cristo e ci chiama a rispondere con fedeltà al patto di Dio.

1. Affermiamo che Dio è il sovrano su tutta la creazione (Genesi 2, 8-9)
Ci pentiamo di avere creduto che il capitalismo neoliberale fosse la soluzione dei problemi mondiali. Ci pentiamo di aver creduto che l’economia di mercato e il potere del denaro avrebbero portato la pace, la sicurezza e la libertà dalla fame e dalle malattie. Ci pentiamo di aver abusato della dottrina della creazione (Genesi 1) per conquistare, sfruttare e distruggere la vita, specialmente delle donne e della terra, mal interpretando il nostro ruolo di amministratori della creazione.
Rifiutiamo ogni pretesa del potere economico, politico o militare che sovverta la sovranità di Dio sulla vita. Rifiutiamo l’idea che i grandi detentori di capitali possano usare i doni di Dio, dati a tutta l’umanità, come proprietà assoluta, per il profitto privato alle spese del bene comune, perché questo nega la sovrana proprietà di Dio su ogni cosa. Rifiutiamo l’idea che l’umanità abbia un illimitato diritto a dominare e conquistare la natura.
Dichiariamo che il progetto di Dio consiste nel sostenere tutto il creato. Dichiariamo che la sovranità del regno di Dio significa che a tutte le creature è stata donata la dignità di Dio. Per questo sono chiamate a vivere fra loro nel rispetto reciproco.

2. Affermiamo che Dio ha fatto un patto con tutto il creato (Genesi 9, 8-12)
Questo patto è stato sigillato dal dono della grazia di Dio, un dono che non è in vendita sulla piazza del mercato (Isaia 55,1). Questo patto va oltre e contro ogni contratto che sia “legge” di dominio e di sfruttamento. Si tratta di un patto inclusivo in cui i poveri e gli emarginati sono, in via preferenziale, partners di Dio. Tutta la creazione è benedetta ed è inclusa in questo patto.
Ci pentiamo per la nostra complicità con il capitalismo neo liberista che esclude i poveri e i soggetti vulnerabili dalla pienezza di vita. Ci pentiamo di aver escluso persone a causa della loro classe, razza, genere, disabilità, orientamento sessuale ed etnia.
Noi rigettiamo l’abuso dell’idea biblica di patto di Dio, da parte di ogni gruppo o nazione, per escludere altri in base a presupposti ideologici o politici. Rigettiamo ogni dominio militare, politico o economico. Rigettiamo ogni abuso della Scrittura e della fede cristiana per giustificare ogni forma di dominio. Dichiariamo che il patto di Dio invita tutta la creazione a tessere relazioni di partecipazione nel vivere comune. Dichiariamo che Dio ci da la libertà di creare, preservare e aver cura di tutta la creazione (Genesi 2; 1 Corinzi 10,23-26).

3. Affermiamo che in Cristo ogni divisione ed esclusione e superata. C’è unità di vita in comunità, fra le nazioni e nel creato (Efesini 2, 11-21)
Ci pentiamo di non aver riconosciuto l’unità della vita nell’intero universo attraverso il regno di Cristo e la presenza dello Spirito. Ci pentiamo di aver degradato persone e altre fedi e spiritualità in nome di Cristo. Ci pentiamo della lacerazione del corpo di Cristo dovuto a divisioni e scismi. Rigettiamo la competizione senza limiti e la cinica dottrina sociale della sopravvivenza del più sano, del più forte del più potente. Dichiariamo che il corpo di Cristo è chiamato a essere, incondizionatamente e universalmente, una realtà inclusiva.

4. Affermiamo che lo Spirito Santo ci offre una visione di nuovi cieli e nuova terra
Lo Spirito Santo rinnova e sostiene costantemente la visione escatologica di un giardino di vita in un nuovo cielo e una nuova terra (Colossesi 1,16-18; Apocalisse 21, 1-5). Lo Spirito ci spinge a una reciproca comunione verso la speranza di una nuova visione basata sull’amore, sul perdono e sul rinnovamento in Cristo Gesù.
Ci pentiamo di non essere sensibili e fiduciosi nel potere vivificante e trasformatore dello Spirito Santo e di essere quindi limitati nella nostra visione di giustizia, pace e speranza per tutta la creazione.
Ci pentiamo di aver giustificato l’ideologia dell’individualismo confinando lo Spirito nell’anima.
Rigettiamo la visione di una modernità che privilegi gli aspetti materiali su quelli spirituali. Rifiutiamo la pretesa del mercato di dominare tutta la vita attraverso il materialismo e il consumismo. Dichiariamo che lo Spirito Santo sta lavorando in tutta la creazione rinnovando, trasformando e ispirando la vitalità della vita. Lo Spirito prende possesso dell’universo e opera per un costante rinnovamento della vita.

Il processo di realizzazione del patto per la giustizia economica ed ecologica
La comunione riformata è stata guidata dallo Spirito Santo in un tempo e in un luogo in cui una scelta deve essere fatta, una posizione deve essere presa. Le chiese non possono più rimanere tiepide nel rispondere alla sofferenza e alla distruzione dei popoli e della Terra. È giunto per le chiese il tempo di proclamare con passione che noi impegniamo il nostro tempo, la nostra energia e tutto noi stessi/e nel cambiamento, nel rinnovamento e nel ristabilimento dell’economia e della terra.

Noi, come chiesa di Gesù Cristo, ci opponiamo:
– alla massimizzazione della produttività, del consumo e dell’accumulazione a beneficio di singoli individui e grandi imprese e a spese dei poveri e del creato;
– all’uso del militare a favore delle ragioni del mercato;
– all’uso della Bibbia per opprimere i popoli e la terra e sostenere gli obiettivi dell’ideologia economica corrente
– all’ingiusta applicazione di tariffe e sussidi
– all’attività delle imprese che utilizzano ingiuste politiche del lavoro per massimizzare il profitto;
– alle politiche agrarie che mettono fuori mercato i piccoli produttori;
– ai programmi di aggiustamento strutturale che creano disoccupazione sfruttando l’ambiente;
– alla destabilizzazione dell’economia attraverso speculazione monetarie senza regole;
– al livello insolvibile del debito internazionale
– all’idea che non ci sia alternativa al capitalismo neo-liberista

Noi, come chiesa di Gesù Cristo, confessiamo e ci pentiamo di:
– Non rispondere adeguatamente all’urgente grido dei poveri e del creato,
– non parlare profeticamente contro i poteri che opprimono e schiavizzano;
– aver mancato nel tenere alta una visione biblica dell’economia opposta a quella corrente del mercato;
– cedere, specialmente nei Paesi del Nord, al materialismo e al consumismo.

Noi, come chiesa di Gesù Cristo, siamo chiamati a:
– Sostenere attività economiche che promuovano comunità ed ecosistemi sostenibili,
– lavorare per la soluzione dell’indebitamento cronico che rende schiavi popoli e paesi;
– sostenere i governi di modo che possano proteggere i propri popoli e mercati, e sviluppare infrastrutture, sistemi sanitari ed educativi in modi appropriati al livello locale;
– lavorare per dei controlli dell’inquinamento rigorosi, e obbligatori a livello internazionale;
– sostenere i diritti umani universali;
– promuovere la protezione dei diritti dei lavoratori;
– battersi per un disarmo unilaterale e multilaterale e per la pace;
– dare significativi contributi alla protezione e conservazione dell’ambiente;
– promuovere investimenti sostenibili che tengano conto dei poveri e dell’ambiente;
– adottare stili di vita che testimonino dell’economia vitale di Dio;
– formulare dichiarazioni di fede e continuare il processo di riconoscimento, educazione e confessione nei confronti dell’ingiustizia economica e della distruzione ecologica, all’interno delle nostre chiese.

Noi, come chiese di Gesù Cristo, quale segno di speranza riaffermiamo il nostro impegno a lavorare con:
– gli organismi ecumenici, locali e internazionali e con le comunità di fede per la giustizia nell’economia e sulla terra;
– i movimenti di cittadini e società civile in lotta per la giustizia;
– i gruppi che lavorano su ipotesi alternative di costruzione di un’economia sostenibile (esempio: commercio equo e solidale).

Preghiamo:
Ti lodiamo o Dio, per il tuo creato, per la diversità umana, per aver provveduto al sostegno della vita sulla terra, per le interconnessioni del creato, per il privilegio accordatoci di essere amministratori del creato nel tuo nome.
Confessiamo o Dio, che non abbiamo sempre saputo riconoscere il nostro posto nella creazione, come persone create da te per vivere in relazione fra noi e con la terra. Aiutaci ad essere strumenti di rinnovamento, ricostruzione e non di distruzione. Ci pentiamo delle nostre paure, inconsistenze e debolezze nel rispondere alla tua chiamata.
Ti preghiamo, o Dio, per coloro che sono vulnerabili e vengono colpiti dall’ingiustizia economica ed ecologica, e ti preghiamo di dar loro le risorse e la forza per reagire nella loro situazione.
Concedi alla tua chiesa, o Dio, in mezzo alle forze del male e della morte, il potere di rappresentare veramente la tua voce e lavorare con te come partners, camminando verso la vita in tutta la sua pienezza. Amen

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