Intervento presso Arsenale della Pace di Torino – 1 gennaio 2019

Apro il mio intervento di questa sera partendo dal mio doppio ruolo di ministro di culto evangelico e di collaboratore di una importante O.N.G. che ha sede qui in Torino – Compassion Italia Onlus.

Nel Primo Testamento, nel libro della Genesi, l’atto creatore di Dio è intervallato dal dialogo con la Sua creatura per eccellenza, l’uomo. Nei due racconti della creazione, seppur con sostanziali differenze, vengono evidenziati il ruolo del “primo uomo” come soggetto principale dell’agire di Dio. Il Signore dialoga con l’uomo affidandogli un compito di custode del creato. La dimensione del lavoro non è ancora quella alienante che caratterizza i passaggi successivi. Il lavoro è quello di custode di una creazione che procede dall’intervento divino e di cui diviene responsabile. L’uomo comincia il suo processo di relazione con il creato dando il nome a ciascuna cosa. Questo atto, seppur semplice, delinea una area di cura e d’attenzione. Responsabilità, cura ed attenzione al creato che oggi è abdicata a favore di un interesse peculiare, egoistico, corrotto e distorto delle risorse del Pianeta. 

Ritornando alle pagine bibliche notiamo che l’universo creato, nel principio, era gioco di relazione e reciprocità fra Creatore, creatura umana e creato. Questa dimensione relazionale è essa stessa, in origine, atto spirituale, in quanto la spiritualità è quell’ambito nel quale vediamo e riconosciamo l’impronta di Dio in tutto quello che ci circonda. 

Dimensione immanente del creato e trascendente del Creatore si fondono e convergono nella nostra storia umana e nel nostro contingente. In questo punto di convergenza l’uomo contemporaneo ha perso le traiettorie del proprio essere, come da principio, custode del creato.

Oggi, nella Giornata Mondiale della Pace, riconosciamo che le guerre non sono solo frutto di tensioni di carattere etnico, religioso o geografico. Le radici sono dentro una conflittualità che approccia radicalmente la condizione umana: egoismo, sete di potere, prevaricazione, sfruttamento dell’uomo sull’uomo, desiderio di dominio. Di questi conflitti il creato stesso è vittima! Prendo a prestito le parole dell’Apostolo Paolo, nella sua Lettera ai Romani (8,19), dove la dimensione di frattura fra Creatore e Creatura umana si estendono al creato stesso.

La crisi ambientale è frutto di uno sfruttamento incondizionato delle risorse finite del Pianeta che genera, a diverse latitudini, una crisi alimentare che tocca ancora 3 abitanti su 7 nel globo.

Le sperequazioni sono evidenti: da un lato una crisi alimentare e dall’altra una eccedenza ed uno spreco di risorse vitali per la sopravvivenza; da un lato uno spreco di risorse idriche e dall’altra la carenza di acqua che estende le aree non coltivabili del Pianeta ad una velocità mai registrata nei precedenti secoli. I disastri naturali, seppur sempre presenti nella storia umana, aumentano per ragioni che sono delineabili nei mutamenti climatici causati dal cosiddetto “mondo sviluppato”. L’acqua sarà la ragione di future massicce migrazioni e di futuri conflitti. 

Diritto al cibo e diritto all’acqua, due ambiti inalienabili per la condizione umana! 

Potremmo spingerci più in profondità parlando di tutta una serie di diritti fondamentali negati: libertà individuali, libertà religiose, libertà di espressione, lavoro libero da ogni forma di sfruttamento, equità nel commercio etc…

Innegabile che le sfere di assenza di libertà fondamentali siano sempre teatro di crisi e causano lotte fra sfruttatori e sfruttati, in questo insanabile conflitto che non determinerà mai ne vincitori e ne vinti.

Concludo il mio intervento sottolineando che se per l’uomo la parola Amore è troppo impegnativa, potremmo ritornare ad un altro vocabolo che è all’origine di tutta la prospettiva del Creatore nei confronti dell’essere umano: senso di responsabilità. 

Il cambiamento di determinate strutture economiche e geopolitiche, scevra almeno inizialmente da una visione religiosa della vita, è un atto di responsabilità profonda verso la nostra stessa esistenza e sopravvivenza. In ultima analisi, per coloro che colgono nella propria vita con una visione trascendente, essa diventa vero atto spirituale, vera preghiera e vera azione di adorazione della creatura nei confronti del Creatore. Spiritualità è quello sguardo che ci permette di riconoscere l’impronta di Dio nel creato e nella totalità delle sue creature.

Torino, 1 Gennaio 2019.

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