Non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua mano destra.

Prendo spunto da una recente affermazione di un celebre artista che ha dichiarato: “…quando si fa un atto di generosità non lo si deve dire: lo si fa e basta!”. 

Questa affermazione è nata in polemica rispetto a tanti altri colleghi artisti che, a sua opinione, sbandierano i propri atti di generosità. La convinzione sembra prendere spunto dalla citazione biblica tratta dal vangelo di Matteo al capitolo 6, dove Gesù invitava a tenere riservato ogni atto di liberalità (elemosina).

Non prendo direttamente in considerazione il contesto nel quale il passaggio neotestamentario è inserito e ne tantomeno intendo fare una esegesi del passo biblico. Mi apro invece ad una considerazione di carattere etico/pratico su questo principio di tenere “segreta” la propria generosità.

E’ normale che ciascuno ha una sua visione della vita e delle “buone maniere” che devono accompagnare le nostre azioni straordinarie o quotidiane. E’ legittimo che ognuno pratichi una propria etica personale e che questa non debba essere sindacata o biasimata. Infondo, parlando di donazioni, chi le pratica aiuta qualcuno e/o qualcosa che ha un bisogno di sostegno. E’ un atto lodevole prendersi a cuore una condizione di sofferenza o necessità. Si chiama solidarietà ed ha un valore etico indiscutibile. Ritornando alla questione spinosa del comunicare la propria generosità vorrei proporre alcune argomentazioni: Su quale piano dialettico inseriamo questa riflessione? Sul piano etico personale? Sul piano della comunicazione che sempre di più vuole che ciascuno di noi sia in “vetrina”? Sul piano del coinvolgere altri in azioni similari? Su ciascuno di questi punti, legittimamente, si potrebbero avere opinioni divergenti. Ci sta, ognuno approccia il tema con la propria sensibilità!

Sono inserito nel mondo non-profit da oltre 10 anni e l’obiettivo del nostro lavoro non è solo quello di recuperare, ogni anno, qualche donazione in più. L’obiettivo finale muove una condizione: da donatore a sostenitore. Queste due espressioni, implicitamente, sono strettamente collegate. Un donatore e colui che sostiene una causa e di conseguenza aiuta una organizzazione che lotta a favore di questa causa. E se il nostro donatore diventasse portavoce di una azione che ha fatto al di la del valore economico della propria donazione? Ecco una possibile chiave di svolta: sappia la tua sinistra ciò che ha fatto la tua destra e faremo in modo che molti altri possano vedere ed emulare un comportamento positivo. Mi si dirà che questo atteggiamento rispecchia un comportamento presuntuoso, personalistico, di immagine più che di sostanza. Può essere e non escludo che qualche V.I.P. lo faccia solo per “apparire”. Ma tutti noi sappiamo che la differenza sta nel modo in cui e per quale ragione ci mettiamo a comunicare. E se comunicare il proprio atto di liberalità diventasse un aiuto concreto alla causa che si sostiene? Si, questo è lo scopo di comunicare: mettere in comune, coinvolgere, aprire agli altri il proprio pensiero e le proprie convinzioni. In questo ambito le organizzazioni non-profit devono poter aiutare il donatore meno esperto nella “comunicazione”, soprattutto se avviene attraverso il tritacarne dei social media. La donazione diventa un valore economico che si trasforma, attraverso una attenta comunicazione, in valore sociale. 

Avete mai sentito parlare “dell’effetto camino”? Del principio di emulazione? Sappiamo tutti che spesso noi ripetiamo azioni o gesti fatti da altri. Non solo per convenzione sociale o per buone prassi inserite in una educazione civica condivisa. Emuliamo comportamenti virtuosi anche per “istinto sociale”, attitudine che il genere umano si porta con se da millenni. 

Emuliamo comportamenti virtuosi perchè ne abbiamo sentito parlare o perchè gli abbiamo visti fare da altri. Ecco una chiave di lettura antropologica e sociologica dello “sbandierare ai quattro venti” le proprie buone azioni. 

Vi siete mai sentiti sollecitati interiormente a voler cambiare un pezzetto della vostra società ma non sapete come fare? Vi siete mai sentiti vicini ad una causa specifica ma non sapevate a chi rivolgervi o come intervenire? Vi siete mai accorti che altri fanno cose che anche voi sentite di poter fare? Se vi sentite presi in causa da una delle affermazioni precedenti, avete scoperto almento una delle buore ragioni per comunicare la vostra donazione. Tanti vorrebbero aiutare una causa ambientale, una emergenza umanitaria oppure sostenere un progetto che abbia un positivo impatto sociale, ma non sanno a chi rivolgersi oppure non sanno chi gestisce questa esigenza con eticità ed efficacia. Qualcuno, proprio perchè si fida di voi, può trovare una risposta nella vostra azione. Dire ciò che si fa può aiutare l’associazione/la causa a trovare nuovi sostenitori. L’affidabilità che noi diamo alle persone della nostra cerchia di prossimità può essere il migliore biglietto da visita affinchè qualcun’altro ripercorra i nostri passi. Sappiamo tutti che i social media sono amplificatori di buoni messaggi o di fake news, proprio per l’affidabilità che noi riponiamo alla nostra cerchia di amici più intimi. In  definitiva, far si che la nostra mano destra possa far sapere alla nostra mano sinistra ciò che si è fatto, può aiutate tante altre mani a ripetere il gesto. Tante mani insieme hanno sempre fatto la differenza.

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