Dono il mio tempo.

Quanti volontari abbiamo in Italia? Di cosa si occupano specificatamente? Una volta tanto, per il nostro Bel Paese, abbiamo un indice positivo da segnalare. In Italia, da fonti Istat e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ci sono molte persone che si occupano di volontariato. In media più che negli altri Paesi europei. Ma quante sono le persone coinvolte nel volontariato? In quali settori? Il computo dei volontari in Italia supera i 6 milioni di persone che, con continuità od occasionalmente offrono il proprio tempo ad una causa. I settori di intervento sono i più disparati: si va dall’assistenza ai malati alle attività di accompagnamento a persone con disabilità fisiche o psichiche, alle attività di carattere culturale, sociale, sportivo. Tanti sono anche coloro che collaborano per associazioni ambientaliste e a difesa degli animali. Gli ambiti dove si raccoglie maggiore consenso al volontariato, sono quelli di carattere religioso. Condividere un’identità religiosa forte è il fattore che maggiormente determina la propensione all’impegno volontario in un’organizzazione. In questo ambito si parla di volontariato anche per coloro che svolgono compiti di catechesi per i bambini oltre che di attività interne alla chiesa di appartenenza. Altro fattore degno di analisi è che chi condivide una dimensione spirituale ed una appartenenza religiosa fa volontariato anche in associazioni laiche. Molto raramente capita il contrario, per ovvie ragioni.

I sociologi che studiano il fenomeno del volontariato sottolineano un altro valore importante. C’è l’idea diffusa che il volontariato sia solo “roba per benestanti”. Al contrario, gli studi di settore evidenziano che non è affatto così. Il volontariato è un’attività trasversale alle varie fasce sociali e c’è davvero spazio per tutti. Va anche detto che la maggior parte di coloro che partecipano in maniera continuativa ad attività di volontariato è in possesso di un titolo di studio medio-alto e mette a disposizione dell’organizzazione ospitante le proprie competenze tecniche. Del resto, spesso le attività volontaristiche richiedono know how specifico.

Se analizziamo l’economia del volontariato in Italia, non possiamo non notare l’incredibile plus valore generato da queste attività. Pensiamo all’importante supporto che i volontari del soccorso od ospedalieri danno al Servizio sanitario nazionale, oppure a tutto il valore aggiunto che associazioni che si occupano di recupero di patrimonio culturale o ambientale restituiscono al territorio.

Il volontariato ha un effetto benefico anche a livello personale. Generalmente, rilevano le statistiche, chi fa volontariato è più soddisfatto della propria vita e ha una naturale propensione all’ottimismo. Questo è ancora più evidente tra i volontari attivi da più di 10 anni e quelli che si impegnano in più di una associazione. Fare volontariato e partecipare alle attività delle associazioni sviluppa la propensione alla socializzazione e alla partecipazione politica, soprattutto tra le classi sociali più svantaggiate.

Per partecipazione politica si può intendere la politica attiva e visibile (che si traduce in incontri, cortei, comizi, coinvolgimento nelle attività di un partito/movimento, tendenza a parlare di politica ogni giorno). Ma anche la partecipazione politica ‘latente’, ovvero la tendenza a informarsi sulla vita politica e ad assistere a dibattiti politici. Chi fa volontariato è più incline a fidarsi di altri: la gratuità stimola forme di collaborazione orizzontale tra individui e il tasso di fiducia interpersonale dei volontari svetta su quello chi non fa volontariato.

I volontari mostrano anche più fiducia nelle istituzioni, con un indice medio di fiducia del 4,7 rispetto al 4,4 dei non volontari. Ma la relazione dell’impegno gratuito con la fiducia nelle istituzioni, viste come enti gerarchici che richiedono una adesione fideistica, è di gran lunga più debole rispetto a quella interpersonale. Questi ultimi dati mi suggeriscono una riflessione finale, con una frase abbastanza “consumata”: Fare del bene fa bene a chi lo fa.

Se gli aspetti benefici sul lato psicologico sono confermati c’è chi ancora studia se è vero che fare volontariato aumenta le probabilità di vivere meglio e più a lungo. Infatti, a questo proposito, ci sono alcuni studiosi del sistema neuro-immuno-endocrino (quello che mette in comunicazione i sistemi immunitario, metabolico e celebrale del nostro organismo) secondo i quali i benefici del volontariato sulla mente si ripercuotono in tutto l’organismo e donano un benessere generale che allunga la vita. Fare volontariato vuol dire fare movimento, si riduce la sedentarietà, i valori di colesterolo e il peso tendono a diminuire (come dimostra uno studio condotto sugli adolescenti).

Del resto alcuni studiosi dell’università britannica di Exeter, confrontando i risultati di ben 40 ricerche sul volontariato avendo la conferma che lo fa è più felice di chi non lo fa e apprezza di più la propria vita. Inoltre, è meno soggetto ad ansia e depressione poiché diventa consapevole che facendo del bene agli altri ci si sente meglio con se stessi. Fare volontariato permette di mettere alla prova sul campo i propri talenti e di apprendere nuove competenze. Se si agisce insieme ad altri, come spesso capita, si possono condividere esperienze e imparare da chi già sa fare cose per noi nuove. Queste competenze acquisite sono un bagaglio per la nostra vita privata, sul lavoro, nel percorso di studi e in qualunque altra sfera dell’esistenza. Nell’area professionale, un buon percorso di volontariato può facilitare la propria carriera. Tutti i datori di lavoro sono attratti dalle qualità da leader: fare volontariato è sicuramente una di queste.

Per concludere, fare volontariato riempie la vita. Stringiamo nuove amicizie, partecipiamo ad attività interessanti, mettiamo in circolo le idee, facciamo nuove esperienze, usciamo di casa! Grazie al volontariato, tante persone hanno potuto riempire la propria agenda sociale e si divertono molto più di prima.

Il volontariato ci regala un dono inestimabile: ci fa capire quanto siamo fortunati rispetto ad altre persone. E per questo ci insegna a dire grazie e a smettere di volere sempre di più, all’infinito. Ci cambia la prospettiva sul mondo e su noi stessi: capiamo cosa conta davvero nella vita e perseguiamo uno stile vita più semplice, autentico e rilassato.

 

(Articolo scritto per la rivista ConVoi – Dicembre 2018).

http://www.convoimagazine.it

Ringrazio il Direttore Giuseppe Scarallo e il Direttore Responsabile Paola Bozzini.

 

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